#MeToo & #HimToo: quando il mondo ti rende invisibile

MeToo HimToo

Da un po’ ho ripreso l’uso di Twitter, non per un’improvvisa nostalgia dei social ma per ottenere un po’ di visibilità, lo ammetto senza alcun timore. Se poi mi viene data l’opportunità di poter discutere di argomenti che mi interessano o, più semplicemente, mi divertono, perché no? Viva il sano trash che ti strappa una risata, portandosi via tutta l’oscurità di una pessima giornata!
Quindi, vi è modo migliore di cominciare una giornata con un sorriso?
Il discorso cambia quando le battute accattivanti prendono una piega sgradevole e leggi che fra gli Hashtag più usati, vi è HimToo. La curiosità nasce. Il collegamento con il movimento MeToo diventa automatico e cercare diventa la naturale conseguenza. Quello che non ti aspetti sono le battute e i commenti ironici corredati da tante gif e foto. E allora ti ritrovi assorbito da un’ondata di indignazione e rabbia silenziosa. Come si permettono di deridere tutti quei maschi che hanno subito violenza? Reagisci cercando informazioni ovunque, perché sai, hai capito quanto sia importante non saltare a conclusioni affrettate.
Quando trovi la parola Trump associata a: “difesa degli uomini vittime di accuse di molestia”, ti assale la desolazione. Lui è l’ultima persona che ha il diritto di parlare. Ne parli con le persone a te più care e ti ritrovi d’accordo con ogni singolo punto, soprattutto con questa frase:

«Lo credo bene… Peraltro, se fossi un uomo vittima di abusi mi sentirei ancora più invisibile.»

Perché ci vuole un attimo per rifilare la stessa droga a un uomo, sapete? Ricordo che si parlò di un ladro, che colto in flagrante dalla proprietaria del negozio, una volta riuscita a farlo prigioniero, invece di chiamare la polizia, pensò bene di costringerlo ad avere rapporti sessuali in cambio della libertà.
Cosa trovai in giro? Battutine di ogni sorta. Peccato che vi siano adolescenti che si affidano ai parenti più stretti, bevono quanto gli viene offerto e questo li rende incapace di difendersi.
Sei cosciente ma non puoi opporti.
Questo non è divertente.
Per ogni singola persona che dice la verità, vi è una che mente.
E ogni maledetta volta che una persona mente, chi ha subito abusi è come se venisse violentato di nuovo.
Ogni singola volta che a una donna viene chiesto cosa indossava, che biancheria portasse, ogni singola parola è un abuso.
Ogni singola risata fatta ai danni di un maschio che ha subito violenze è un abuso.
È secondo questi principi che dovremmo impedire che situazioni simili si verifichino ancora. L’avvocato che pose quelle sgradevoli domande a quelle due ragazze americane, chiese loro che biancheria portassero. Ed ecco che sottilmente scatta la viscida scusa che per migliaia di secoli ha giustificato lo stupro.
BASTA.
Lo scrivo a caratteri cubitali.
Basta con le menzogne sia da parte di chi nega di aver stuprato, sia da parte di chi accusa, per ottenere soldi, visibilità e distruggere il proprio avversario.
Sì a indagini serie, approfondite, chiare a tutte.
Sì a macchina e siero della verità.
Chiediamo, pretendiamo rispetto per ogni persona che porta i segni indelebili di una sofferenza che nessuno potrà mai comprendere fino in fondo.
BASTA.
Lo scrivo ancora. È inaccettabile che venga concesso a parassiti figli di papà di poter uscire su cauzione dopo aver quasi ammazzato la propria ex, perché troppo bella, solo perché sono in grado di pagare la sanzione.
BASTA.
Giustificare, osar dire che una persona, chiunque egli sia, non avrebbe dovuto uscire di sera perché una persona perbene non lo fa e di conseguenza si è meritata lo stupro è ignobile.
Sono le persone cosiddette perbene che stuprano.
Le persone perbene, quando prendono la metropolitana, sono per strada, ovunque siano, non voltano la testa e tirano dritto quando vedono una persona vittima di violenza sessuale. Intervengono chiamando la polizia.
BASTA.
Quando fa comodo si è umani o bestie in calore.
Tutto ciò deve essere fermato.
BASTA.
A nome di ogni singola donna e uomo la cui vita è stata distrutta, facciamo fronte comune e diamo alle generazioni future un mondo migliore di tutto questo.
Abbiamo il potere per farlo. Un potere chiamato social.

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I figli non sono schiavi

Oggi intendo pubblicare questa lettera e fin da ora vi informo che la persona che l’ha scritta resterà anonima, quindi non avanzate domande a cui non troverete risposta.

 

Mi ritrovo a un passo dal mio compleanno e non sto sorridendo. Se ripenso al mio passato, so che finora ho vissuto la vita dei miei genitori e non la mia. Mi sono sentita obbligata a combattere tutte le loro battaglie anche quando non volevo. Mi sono assunta colpe di tutto, anche quando non c’entravo nulla. Non ricordo più l’ultima volta in cui mi sono guardata allo specchio. Però so, guardandomi, che vedrei un volto colmo di tristezza. Di chi si sente sconfitto e non ha più speranze. Di chi si è rialzato una volta di troppo. Non fatevi ricattare da chi vi ha messo al mondo. Il dono della vita non vi è stato offerto ma imposto. Voi non siete degli oggetti e avete il diritto di vivere la vostra vita fino in fondo e di fare le vostre scelte. Non avete chiesto voi di nascere, qualcun altro ha deciso per voi. Quindi non fatevi ricattare da questo perché è semplicemente disumano anche solo sottintenderlo. A voi, che ogni giorno vi sentite divorare la vita, cercate di volervi bene perché nessun altro lo farà. Nessuno si renderà conto che la vostra infelicità vi ha distrutto.

La sindrome della Perfezione

Immagina di vivere la tua vita ogni giorno seguendo uno stile di vita sano, privo di quelle ombre sordide che spaventano la cosiddetta gente perbene.
Vivi, mangi, respiri e lavori, seguendo disciplina e ideali semplici ormai perduti.
Tutto va bene.
Anzi, tutto va molto bene.
Un giorno, però, si manifesta un “problema” e allora vieni classificato come merce di serie B.
Se hai un difetto, non sei più umano. Sei solo un’aberrazione da cancellare dalla faccia della terra, per la gioia di quei nazisti che, neppure in punto di morte, si sono vergognati delle loro azioni.
Che tu abbia sentimenti, sogni, desideri, voglia amare ed essere amato, non conta.
Sei solo di serie B.
Milioni di individui hanno combattuto in nome della libertà contro una minaccia che non è mai realmente morta…
Lo comprendi quando realizzi che la storia è diventata una mera chimera di date e nomi da ricordare.
Le esperienze vissute dietro a quei nomi dovrebbero contare più del tempo che scorre perché nel passato vi è la chiave del futuro.
Ma no, siamo solo oggetti in prova, all’interno di un istituto scolastico che spesso arriva persino a incoraggiare il bullismo attraverso un muro di omertà, invece di combatterlo, e genera adulti devastati, feriti e con la voglia di drogarsi fino a morire.
Tutto pur di allontanarsi dalle persone, dai loro commenti e dalle loro parole intrise di veleno già sentite, udite, urlate in passato.
Quando impari a conoscere quel passato, rendendolo una parte di te, paura, rabbia e amarezza prendono il sopravvento.
Per cosa stiamo vivendo? In nome di cosa? Stiamo perdendo noi stessi. Qualcuno se ne rende conto?

Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana… e non sono sicuro della prima.

Albert Einstein.

Per una volta non mi trovo d’accordo.
Nel momento in cui una società odierna si permette di insultare un proprio dipendente davanti ai suoi clienti, tramare falsi contratti di lavoro pur di mandarlo via e, infine, trova una scusa per licenziarlo sulla base di puerili questioni, se ne deduce che l’universo è così pregno di arroganza e stupidità da finirvi soffocato.
Soffermatevi a chiedervi quante società esistono che, in silenzio, dominano il mondo e gli impongono i propri capricci, per di più coperti da quello stesso governo che dovrebbe essere il nostro scudo.
Tutto per cosa, poi?
Perché in apparenza eri perfetto, ma poi hanno scoperto che no, vi era un problema fisico e questo ti rendeva… difettoso.
Conosco un ragazzo. Intelligente, allegro, sveglio. Gentile e sempre attento. Ma no, non basta.
La società in cui viviamo sta permettendo a bulli, delinquenti e depravati di fare tutto ciò che vogliono, distruggendo sistematicamente la voglia di vivere delle persone.
Come si può inneggiare alla vita e permettere un simile scempio?
Ogni volta che spunta la radice del male, qualcosa di buono muore. Chi fermerà questo ciclo infernale?

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Pixabay Credit

L’ironia della Vergogna

Una mia carissima amica mi ha passato il link di un articolo molto sgradevole.

L’umorismo nazista che non è goliardia di Gian Antonio Stella

Chi mi conosce sa cosa ne penso del Nazismo… l’umorismo è un’ottima cosa ma non deve portare all’accettazione di un fatto atroce e crudele come se fosse “normalità”.
L’ho pensato anche quando uscì Heidi Nazi-vegan.
Non accetto nessuna battuta squallida che offende e sputa sulla memoria di persone che non possono difendersi.
L’ironia ha questa pericolosa capacità di normalizzare qualsiasi cosa o storpiarla… è un’arma a doppio taglio.
Non ho mai nascosto di essere, come persona, insoddisfatta del modo in cui viene trattato l’argomento della Seconda Guerra Mondiale e tutta la fascia relativa alla storia dove viene data più importanza a nomi e date che non alle storie in sé… Il risultato? È avere ragazzi che si fanno selfie al “parco di Auschwitz”.
Cosa gli viene insegnato? Cosa mostrato? Denota totale ignoranza. Qualcosa di altrettanto pericoloso.
Otto Frank, che ho imparato ad amare e rispettare con tutto il cuore grazie alla biografia di Eva Schloss, si starà rivoltando nella tomba per quelle battute. Il diario di sua figlia era diventata la sua ragione di vita… e la madre di Eva, che aveva perso un figlio oltre a suo marito, è stata una donna meravigliosa che ha compreso come si sentiva e ha lottato al suo fianco fino alla fine e oltre.
Hanno viaggiato per il mondo, sopportando accuse insensate come “Anna non è mai esistita” o “Otto Frank” ha scritto il diario. A ogni domanda, rivivevano quell’incubo che li ha perseguitati fino alla fine.
Sapete cosa significa viaggiare su un carro merci, stringendo fra le braccia un neonato? Io no. Senza quasi né cibo né acqua. Arrivare lì, cercare di calmarlo… E poi arriva uno che di umano ha solo l’aspetto, te lo strappa dalle braccia e sbatte con violenza la sua testa così piccina contro la fiancata del vagone? Un altro usò un pugno per mettere a tacere un’altra vita innocente. Un’altra ancora morì nelle camere a gas… potrei andare avanti per ore.
Otto Frank era un uomo profondamente distrutto, solo, senza più nessuno. Vagò per mesi, dopo la liberazione, cercando invano notizie dei suoi cari finché la speranza si dissolse.
Anna Frank era morta due settimane prima della liberazione. Margot un mese prima.
Se solo fossero giunti lì alcuni mesi prima… per tutti questi anni quel pensiero non mi ha abbandonato.
Quanti padri potrebbero tollerare una cosa simile?
Hanno offeso un padre. Sputato addosso a ogni persona che non ha più potuto riabbracciare i suoi cari. Si son permessi di scherzare sulla pedofilia.
Chi si scuserà?
Chi alzerà la voce indignato?
In pochi lo abbiamo fatto, vedo.
Passano gli anni, la memoria si fa corta… gli orrori si ripetono. Nuovo volto, altre lacrime perse.

 

Anonymous Survey

I opened this Survey because sometimes it happends that I read things like “who is Anne Frank?”
Also, many people still believe that concentration camp have never existed.
I have to say, I have a little obsession about WWII… I really believe that “Past is the key of the Future”.
I really think this is true and this is one of my reason in opening this test.
This test is totally anonymous. No email, name or other data are required. Just your answers to the questions.
Please, when you’ll have done, could you invite your friends and family to complete it? Thank so much!

https://goo.gl/aNM1eR

Sondaggio Anonimo

Una serie di situazioni decisamente uniche mi ha spinto ad aprire questo sondaggio a nome di Anything Magazine. Vi sono persone che non sanno chi sia Anna Frank, ad esempio. Altri non credono che tutto quello che è successo nei campi di concentramento sia vero. Non posso negare che tutto quello che è legato alla seconda guerra mondiale in qualche modo mi ossessiona.
Fino a che punto la gente è consapevole di quanto sia stato devastante?
Nel passato vi è la chiave del futuro. Questo è quello che penso. Ecco una delle ragioni che mi ha spinto a fare questo.
Garantisco che è assolutamente anonimo. Non viene richiesto alcun dato personale. Ringrazio chiunque risponderà. Se non è chieder troppo, potreste consigliarlo ai vostri amici e parenti? Grazie infinite!

In Italiano

https://goo.gl/Kf9svw

 

Una Finestra sulla Spazzatura

Inizialmente il titolo era “striscia il bullismo”, una piccola frecciata ironica rivolta non solo al Grande Fratello 15 ma anche a Striscia la Notizia che, in nome della sua amicizia con Barbara D’Urso, ha svicolato invece di indagare. Inoltre, si son permessi di bollare l’ormai tristemente famosa lite del tiramisù come qualcosa su cui scherzare, postandola al primo posto in “nuovi mostri”.
La violenza non è qualcosa su cui scherzare.
Prima di bersagliarmi di insulti a difesa di Striscia, v’invito a tener presente e a indagare voi stessi sui seguenti punti: Continua a leggere

Histoire D’O – Pauline Reage

Ringrazio Power, che mi ha fornito informazioni utili ed ha collaborato con me alla stesura di questo articolo. Buona lettura!

Prima di iniziare la mia recensione, vorrei illustrare di cosa andrò a parlare.
Histoire d’O è un romanzo erotico, che viene categorizzato come appartenente al sottogenere BDSM. È stato pubblicato nel 1954 da Dominique Aury, scrittrice francese che si è presentata con lo pseudonimo di Pauline Réage.
La prefazione è stata scritta da Jean Paulhan, scrittore e critico letterario, nonché membro dell’Accademia di Francia.
A proposito di questa introduzione, vorrei darvi un consiglio: NON leggetela. Il caro signor Jean, che ho mandato a quel paese, mi ha fatto spoiler che non desideravo e ha farneticato inutilmente per la bellezza di 5 capitoli nel blando tentativo di spiegare/giustificare/preparare il lettore (Plus, ora che ho scoperto che è un estimatore del Marchese De Sade, lo prenderei a schiaffi).
Spenderò ancora due righe per trattare brevemente della trama e poi inizierò con la recensione vera e propria.
La storia vede come protagonista una giovane donna, il cui nome viene indicato solo come “O”, che ama così tanto il fidanzato René da accettare, come prova del suo amore, di essere portata in un castello a Roissy dove viene data in uso sessuale ad altri uomini. In quel castello sperimenta pratiche erotiche di ogni tipo. Viene frustata, sodomizzata e sottoposta a rapporti di sesso orale. È educata a comportarsi come una vera e propria schiava sessuale.
In questo progressivo e totale annullamento della sua volontà individuale, “O” trova la propria felicità, rinuncia alla propria libertà e lascia, infine, che sia un uomo a detenerla come una vera e propria proprietà personale.

o

Fatte queste premesse, da qui in avanti parlerò a ruota libera. Spoiler inclusi.

La mia “avventura” con questo romanzo, considerato un vintage dell’eros per eccellenza, è iniziata, per paradosso, a causa di alcune tematiche affrontate in 50 Sfumature.
Ovvero il BDSM e il rapporto dominatore – sottomessa. (Che può essere anche al contrario: dominatrice – sottomesso, sia chiaro).
Mentre ne discutevo con una persona per cui nutro grande rispetto, e che chiamerò Power, mi incuriosì quando affermò che il BDSM, e tutto quello che ne derivava, non veniva rappresentato in modo corretto. Era inevitabile che nascesse in me la curiosità e la voglia di indagare online.
Trovai due interviste, rivolte a due esponenti del mondo BDSM, che lessi con cura, ma ne uscii solo con la mente più confusa. Il rapporto Dominatore – sottomessa mi sfuggiva…
Era difficile comprendere determinati aspetti che riguardano la vita, la psiche e che vanno ben oltre il sesso, così cercai qualche romanzo, imbattendomi in questo: Histoire D’O – Pauline Reage.
Se fate una rapida ricerca online, legato al BDSM, comparirà sempre per eccellenza. C’è chi lo osanna persino, peccato che sia un’accozzaglia di pratiche spacciate per BDSM messe lì a caso.
È paradossale. Ho sottolineato una frase in corsivo perché dopo aver letto il primo capitolo, in preda allo sconforto, chiesi un parere a Power, che dopo averlo letto, si ritrovò d’accordo con me.

Amore + Violenza, Schiavitù, annullamento della personalità: Eresia.

Esigo e lo sottolineo, che la parola amore non venga mai associata a questa storia. Mai. La protagonista, O, è un’ameba che vive solo per il suo uomo e, lo affermo con un filo di cattiveria, mi ha perfino sorpreso scoprire, dopo infinite pagine, che ha un lavoro. Partiamo però dall’inizio.
Il primo capitolo parte con i due protagonisti al parco. Un giorno come tanti. Arriva una macchina e vanno in un luogo a lei sconosciuto. A questo punto, lui le chiede di entrare in una casa anonima, badando bene a non esitare, perché sarebbe stata punita.

Lei viene spogliata, legata, bendata e:

  • Violentata ripetutamente.
  • Picchiata con la frusta
  • Infine, legata a letto dove rimarrà incatenata fino al mattino.

In mezzo a tutto questo, LUI, il suo René è lì, presente tutto il tempo e, a un certo punto, teneramente le dirà “ti amo”. Teneramente. Capito? Teneramente. Dolcemente. Spero che si senta la mia collera…
La mattina seguente, il suo cosiddetto amato René viene e il primo pensiero di O è: “ha le pantofole logore. Bisognerà comprarne di nuove”.
Lui… LUI che TU, cara ameba di O, consideri il tuo amato, ti ha trattato come un oggetto, afferma che già da tempo pensava di farti prostituire e che lì dovrai rimanere per settimane.
TU invece di arrabbiarti, TU ti sciogli perché ti ama.
La bestemmia.
È la rappresentazione di tutto quello che c’è di sbagliato e malsano in un rapporto. Sia d’amore che BDSM, per paradosso. Voi, che continuate a osannare questa cosa come un classico BDSM / eros, come vi pare, ficcatevelo in testa.

BDSM + AMORE: Eresia

Se la sottomessa si innamora, il contratto viene sciolto. Non vale nel 100% delle relazioni, c’è una piccola parte che prosegue anche in presenza di un sentimento di amore, ma certo MAI e poi MAI in una relazione BDSM fondata sull’amore è concesso che il/la sottomesso/a acconsenta a tutto (anche a cose che di norma rifiuterebbero) per tenere il/la dom legato a sé.
Questo minerebbe la loro psiche e una delle regole del contratto scritto, perché sì, almeno in questo 50 sfumature non ha toppato, prevede che la mente di una persona non venga lesa in nessun modo.
Più andavo avanti nella lettura e più il mio cinismo e la mia rabbia aumentavano di pari passo. L’irrealtà che sfocia nel disagio.

  • Non esiste il ciclo mestruale femminile
  • Non esistono malattie veneree
  • Non esistono contraccettivi.

Non si menzionano mai, fin quasi alla fine, dove si accenna alla storia di una modella che temeva di essere rimasta incinta del suo precedente amante, salvo scoprire, con sollievo, che non era così.
Suppongo che a ognuna di loro basti chiudere gli occhi, stringere i pugni e dire per tre volte la formuletta magica perché non accada.
Tipo: «Non avrò il ciclo mestruale. Non avrò il ciclo mestruale. Non avrò il ciclo mestruale.»
Si sente il sarcasmo, spero.

bondage2
Insisto sul fatto che non viene mai menzionato il contratto SCRITTO fra Dominatore e Sottomessa, vitale per stabilire i limiti assoluti e la fantomatica safeword che una persona dovrebbe pronunciare se non riesce più ad andare oltre.
Qui non vi è niente di tutto questo. Lei non ha diritti, solo doveri. E gli uomini sono “dei”.
Io ci sputo sopra. Una persona che mi fa una cosa simile io l’avrei ridotta in uno stato che, per delicatezza, non descriverò nei dettagli. È rivoltante, disumano… e profondamente triste. Perché trovo che affronti tematiche attuali e questo è stato scritto nel 1954. Fate voi.
Proseguiamo.
Passato il suo periodo lì, dove suddetta ameba è stata a disposizione di chiunque l’abbia voluta, seduta in una posizione ridicola che prevedeva che tenesse sempre le gambe divaricate e le braccia in una determinata posizione (in cui dovrà continuare a stare anche in seguito), pronta a servire thè, caffè, liquori, piegare giornali e a prestarsi a scopate random a chiunque la voglia (scusate la crudezza dei termini), O torna al mondo civilizzato con un anello di ferro al dito il cui simbolo è noto a chi fa parte di questa setta di patetici trogloditi.
Badate bene: dovrà dolcemente essere disponibile a chiunque la vorrà. Sennò tornerà al castello per essere punita e addestrata nuovamente.
Ho seriamente pensato con cattiveria che, con l’intelligenza che si ritrova questa, l’avrebbe data al primo tossico malato che le sarebbe girato attorno, infettando tutti. Stendiamo un velo pietoso.
Passato un po’ di tempo, che O impiega a buttar via TUTTI i suoi vestiti perché deve farsene fare di nuovi che siano facili da togliere, entra in scena lo pseudo fratello (Sir Stephen) del suo cosiddetto amato, con cui quest’ultimo vorrebbe dividerla. Per inciso, anche se le viene chiesto se accetta, non ci vuole un genio per sapere che non oserebbe mai dire di no, vero? Mentre ne discutono, se tale si può definire questa patetica sceneggiata, O fa un commento riguardo alle frustate. Non le ama, ne ha paura e risposta qual è?

«Urla, lamentati, tanto le prendi comunque.»

Per inciso, che io sappia, dopo aver triturato le scatole a Power, aver letto decine di interviste etc… so che un dominatore non può costringere la sua sottomessa. Se la sottomessa, DA CONTRATTO, accetta, allora va bene. Al più, potrà essere punita nel caso in cui venisse meno a suddetto contratto.
Andando avanti, quel poco di personalità di O viene completamente annullata da Sir Stephen, a cui non si oppone nemmeno quando le chiede di farsi marchiare a fuoco sulle natiche e di portare piercing nella zona intima con delle medaglie che la identificano come sua.
Piccola nota per chi non volesse leggerlo: René ci mette poco a innamorarsi di una modella che però ha il carattere di una stronza… ma O ormai è presa da Sir Stephen e non è più gelosa né nulla, le fa solo pena quando realizza che sta per dargli il benservito. È per se stessa che dovrebbe aver pena.
Vi risparmio i dettagli del resto, che finisce nel trash, per usare un termine di Power, che è rimasto senza parole. Aggiungo, come sua nota, che un dominatore non dovrebbe mai annullare la personalità della sua sottomessa. Mai…
Dopo la conclusione, subito dopo la parola “fine”, vi è un ultimo commento finale del signor Jean, suppongo, in cui chiarisce che doveva esserci un capitolo aggiuntivo dove sir Stephen abbandonava O.
E qui, avrebbe dovuto seguire la disperazione di O, che gli avrebbe chiesto di potersi uccidere, cosa a cui lui avrebbe acconsentito. Sfortunatamente, la storia finisce prima di questo passaggio e l’autrice deve aver cambiato idea poiché esiste (purtroppo) un seguito che segue l’idea base iniziale, ovvero che Sir Stephen l’abbandona, viscido qual è, e lei torna al castello.

Il seguito si chiama: Ritorno a Roissy.

Personalmente, avrei preferito che finisse con la morte di O. Sarebbe stato di gran lunga più coerente con il delirio che rappresenta il tutto.
Non andrò oltre riguardo al BDSM, perché alla fine, è uno stile di vita molto lontano dal mio e che, per quanti sforzi, non comprenderò mai, ma ci tenevo a fare delle precisazioni e ne approfitto per ringraziare Power in tal senso. Consiglio caldamente di informarsi con cura e di fare attenzione: su certe cose non si scherza.
Ora lasciatemi parlare a ruota libera. Come avevo già accennato, una delle cose che mi ha più disgustato e rattristato davvero mentre leggevo già solo il primo capitolo, è stato comprendere in un lampo che, seppur il romanzo sia vintage (1954), rappresenta alla perfezione il desiderio di molte persone: avere un giocattolo come O, un’ameba il cui mondo gira intorno alla presunta persona amata, docile e compiacente.
Per la cronaca, sottolineo che parlo a livello generico. Maschi e femmine senza distinzione, infatti vi è una dominatrice nella storia, che sa del castello e ha schiave al seguito, e sarà proprio questa donna a marchiare O.
Questo romanzo rappresenta il prototipo della schiavitù perfetta.
Sto cercando di togliermi di dosso lo schifo che rappresenta questa storia. Ho la nausea e provo emozioni che si avvicinano molto alla tristezza e alla depressione. Ho bisogno di togliermela dalla mente velocemente… e mi rifiuto di leggere il seguito. Perdonatemi, ho usato ripetutamente determinati termini ma quelli che ho in testa, sono molto più coloriti e poco consoni a un articolo.

BIBLIOGRAFIA https://it.wikipedia.org/wiki/Histoire_d%27O_(romanzo).

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Di programmi e siti per scaricare video ne ho trovati tanti ma l’unico con  cui mi son trovata davvero bene è questo piccolo meraviglioso gioiellino: 4K Video Downloader

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Canapa

Sono cresciuta con la convinzione che questa pianta fosse il male assoluto. Perché così mi era stato insegnato. Nessuno mi aveva mai spiegato la differenza finché io non ho scelto di informarmi. E, da quel momento, la mia visione è completamente cambiata. Ho compreso che avevamo davanti una preziosa risorsa, complessa, variegata e mal compresa. Una risorsa gettata nel fango che potrebbe salvare il nostro mondo. Per molto tempo non ho fatto nulla, se non chiarire cosa ne pensavo quanto si toccava l’argomento. Quanto m’irritava nel vederla generalizzata come droga e nient’altro? Continua a leggere